Confidenze

Emanuela aveva conosciuto Letizia molti anni addietro in un centro d’assistenza per i poveri.
La prima era colta e attiva, la seconda solare e sorniona.
Avevano fatto subito amicizia chiacchierando e raccontandosi mille cose.
Era stato il classico incontro di persone che avvertono un’immediata simpatia e affinità, le famose affinità elettive che s’instaurano tra individui dai sentimenti simili.
Infatti, si assomigliavano nel carattere, nelle idee, nei gusti, nel temperamento placido e gioviale.
Non si erano più perse di vista e il loro legame era ormai consolidato da tante esperienze vissute e condivise.
Emanuela insegnava nella scuola media inferiore e aveva un figlio cui tante volte Letizia aveva badato mentre la madre era a scuola.
Un anno scolastico, Emanuela confidò a Letizia di avere due alunne che attraversavano un momento difficile e problematico.
Infatti, erano cugine e una delle due aveva verso l’altra strane e particolari attenzioni. Le ragazzine non si rendevano conto che si trattava di un’inclinazione di natura omosessuale e di una sindrome di avversione per il sesso opposto.
Il problema era serio e i genitori non se ne erano accorti.
Emanuela aveva raccolto le confidenze di una delle alunne che spesso era turbata, taciturna, e le aveva confessato che la cugina era sua amica, ma la baciava sempre, la toccava tutta e lei non capiva perché.
Emanuela invece, l’aveva capito subito e aveva chiesto di parlare con i genitori di entrambe le ragazze. Aveva spiegato che l’omosessualità può esistere tra soggetti di tutte le età e che esistono sindromi occasionali o sindromi persistenti e psiconevrotiche.
Ora si trattava di identificare da quale era affetta la ragazza in questione. Bisognava sottoporla alla visita di un neuropsichiatra e nello stesso tempo non dar peso alla cosa.
Lo specialista interpellato con il consenso dei genitori, aveva parlato alle alunne chiarendo il problema e facendo capire che nella vita esistono tali realtà che bisogna accettare come fatti normali che rientrano nella prosaicità della nostra esistenza.
Aveva diagnosticato una sindrome omosessuale occasionale, nella quale era notevole il contributo della fase di sviluppo, aveva detto che non bisognava drammatizzare la situazione e che il soggetto sarebbe facilmente tornato alla normalità.
Aveva comunque consigliato una cura ormonale a base di estrogeni.
L’anno successivo, l’alunna che si era confidata fu ritirata dalla scuola di Emanuela. Invece l’altra ragazza frequentò nella stessa classe e si trasformò in modo incredibile divenendo formosa e molto femminile.